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Da qualcuno dei miei amici mi sento ripetere spesso, un po’ scherzando, un po’ secondo me no, che sono “asociale”.

Perché non esco tutte le sere. Perché, qualche volta, piuttosto che andare a bere una birra preferisco restare a casa, da sola, a scrivere, a guardare un episodio su Netflix o a fare una lavatrice, a prendermi cura del mio spazio, di me stessa. Perché non ho il bisogno di vedere sempre qualcuno, di fare sempre qualcosa, fuori di casa, con altre persone. Perché stare per conto mio mi piace.

Perché ho degli interessi che amo coltivare, e per farlo devo ritagliarmi il tempo, ed essere da sola.

Perché ho bisogno dell’alternanza e, se mi manca il tempo per me, io sto male.

Per tutto questo sarei asociale.

amicizia -stare per conto mio mi piace

Quando esco, quando incontro i miei amici, quando chiedo di loro, lo faccio perché ho davvero voglia di passare del tempo con quelle persone, di sentire cosa mi raccontano: ho voglia di far parte delle loro vite, e che loro facciano parte della mia. Lo faccio per il piacere che provo nello stare con loro, lo faccio per nutrire un’amicizia.

Ma non ho bisogno di farlo ogni giorno, anzi: come dicevo, ho bisogno dell’alternanza, dell’equilibrio. Sono concetti vitali, per me.

Quando invito un amico o lo vado a trovare, quando prendo l’auto, un treno, un aereo, è per la voglia di stare insieme a lui o lei, è per stare accanto alle persone che amo. Non è un’alternativa a una casa che mi sta stretta, a una solitudine che mi rattrista o mi annoia: io da sola non mi annoio mai.

Non è noia, non è paura della solitudine, non è mancanza di alternative.

Penso, quindi, di essere molto, molto sociale. Molto più sociale, in verità, di chi esce spesso perché a casa si annoia, molto più sociale di chi propone di fare qualcosa perché ha paura di stare da solo. Molto più sociale di chi invita tutte le persone che conosce a qualunque evento, perché “più siamo meglio è”.

No, non è meglio: è solo un casino. Non è compagnia, non è parlare, è solo cercare di dare spago a tutti per poi tornare a casa e rendersi conto di non aver parlato davvero con nessuno.

Quando scrivevo la tesi e avevo tempo a malapena per mangiare e per dormire, perché contemporaneamente avevo un lavoro a tempo pieno, ricevevo continuamente proposte di uscire, di cenare da qualche parte, di fare la tale o talaltra escursione. Tutte proposte che – vedi sopra – dovevo declinare. E mi dovevo anche sorbire i commenti sarcastici. Quando, in alternativa, proponevo un caffè da me, per rivedere qualcuno che non vedevo da giorni, o una cena veloce che avremmo potuto fare insieme prima che gli altri continuassero la serata da un’altra parte, ho sempre sentito rispondermi di no.

Non credo che fosse per mancanza di tempo. Penso piuttosto che per qualcuno non valga la pena di “sporcarsi le mani” per così poco. O si fa la “serata”, si chiamano tutti perché “più siamo meglio è” e si esce, – perché a casa il sabato pare brutto – o non ne vale la pena. Passare per un caffè veloce dopo lavoro, vedersi un po’ e aggiornarsi… naah, chi ce la fa fare?

Ecco, io di socialità e amicizia ho un concetto molto diverso.

l'amicizia non è uguale per tutti

I miei amici sono le persone con cui sto bene e mi sento felice anche stando su un divano a non fare assolutamente niente, a stare in silenzio o a parlare per ore. Miei amici sono le persone che ogni tanto mi fanno mettere da parte la pigrizia o rimandare la scrittura di un post perché ho voglia di vederli; sono quelli che però, quando non ho il tempo materiale per uscire, non si permettono di fare battutine del cazzo.

Amici sono quelli che ci sono sempre, anche quando per mesi non ci sentiamo. Sono le persone a cui chiedo “come stai” e per cui faccio il tifo anche quando non condivido il loro stato d’animo o le loro scelte.

Amici sono le persone con cui, anche lontana dalla mia famiglia e da altri amici lontani, smetto per un po’ di sentirmi sola, rido, e provo la felicità più autentica. Amici sono quelle persone che, nonostante la mia incapacità di oziare e “perdere tempo”, mi regalano dei momenti di ozio che a fine giornata mi rendono più soddisfatta di dieci spunte sulle mie to do list.

Amici, per me, sono anche le persone su cui posso contare se resto chiusa fuori di casa; sono quelli che possono chiedermi di prestare loro qualcosa che gli manca; sono le persone con cui mi preoccupo di condividere il pranzo, o a cui mi sento libera di chiedere di provvedere per me quando io non ci riesco. Quelli che ogni tanto si prendono cura di me, e di cui io ogni tanto mi prendo cura.

L’amicizia per me è fatta anche di questo. Di queste cosine semplici che però le giornate te le svoltano, quando vivi in culo al mondo e le tue radici sono ovunque, tranne che nel posto in cui ti trovi.

In amicizia si può dire ogni tanto “no grazie, stasera non esco”. Così come ritrovarsi per non fare niente di speciale, semplicemente perché non fare niente di speciale insieme, a volte, è più bello che farlo da soli.

amicizia - niente di speciale

Ma l’amicizia non è uguale per tutti.

Io, comunque, nella mia (a)socialità, ci sto bene. Non sempre sempre, e infatti migliorerò. Ma la mia idea di amicizia è quella che ho scritto, e per me è bellissima. E farò di tutto, nonostante qualche recente schiaffone, per non cambiarla.

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