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Inseguendo i sakura, il mio racconto/diario di viaggio sul Giappone, continua con il secondo capitolo: una passeggiata nel verde e nella pace di Nunobiki Habu-Kōen, il Giardino delle Erbe di Kōbe. Anteprima:

Un padiglione sullo sfondo è sfocato per catturare il primo piano di un ramo di ciliegio in fiore: siamo al Nunobiki Habu-Kōen, in una limpida e tiepida giornata di primavera

(Il racconto è iniziato qui; il capitolo precedente si trova qui)

***

Inseguendo i sakura – Capitolo II: Nunobiki Habu-Kōen, il Giardino delle Erbe di Kōbe

25 marzo – Kōbe

La mattina seguente risistemai la valigia e uscii per andare in stazione, dove avrei preso un treno verso Kōbe. 

Mentre aspettavo il treno, ebbi il mio primo contatto con i mitici fagioli azuki. Li trovai all’interno di un dolcetto (mochi) che avevo appena comprato in uno di quei negozietti così comuni in Giappone, adornati e ordinati come gioiellerie. Un grande classico: il cuore di azuki ricoperto da una pasta di riso glutinoso, flaccida e gommosa.

Inseguendo i sakura - Nunobiki Habu-Kōen: i mochi, tipici dolcetti giapponesi, sono ripieni di fagioli azuki e ricoperti da una pasta un po' flaccida e gommosa, di riso glutinoso
(Immagine dal sito di Giallo Zafferano)

Fu una sensazione strana, nuova, ma non direi spiacevole. Quella colazione graziosa mi dava l’impressione di stringere tra le mani un soprammobile delicato: la bustina che conteneva i miei dolcetti e il nastro adesivo decorato (immancabile) con cui l’avevano rifinita mi diedero un primo, inequivocabile assaggio della grazia giapponese e io – lo ricordo chiaramente – sorrisi un po’. 

Alla stazione di Shin-Kōbe lasciai i miei bagagli in un armadietto – ci sono armadietti per i bagagli in tutte le stazioni del Giappone, anche le più remote (beh, forse proprio nelle più remote no; avrò modo di parlarne più avanti) – e mi avviai verso la cabinovia che, salendo per circa 400 m, conduce al Giardino delle Erbe Nunobiki (Nunobiki Habu-Kōen). 

La cabinovia del Nunobiki Habu-Kōen, a Kōbe, circondata dai primi alberi di ciliegio in fiore, all'inizio della primavera

(Ormai, ogni volta che vedo una cabinovia, una seggiovia, o qualunque cosa si inerpichi per un crinale e ti porti fino in cima da seduto, mi sento a casa, e corro a infilarmici dentro: il dolce senso di appartenenza alla mia seconda casa. Ma questa è un’altra storia…)

Arrivata in cima, per qualche minuto, mi commossi: l’atmosfera da domenica mattina, la musica classica diffusa dagli altoparlanti del chiosco di un gelataio, i fiori, la gente seduta ai tavolini che mangiava il gelato godendosi il sole di primavera, il contrasto con i miei pensieri angosciosi… tutto questo mi aveva fatta come vacillare.

Inseguendo i sakura: Nunobiki Habu-Kōen: gente a mangiare ill gelato e godersi il panorama in cima alla collina, in un'atmosfera primaverile da domenica mattina

Assaporai per qualche minuto questa sensazione, affacciata davanti alla baia di Kōbe e ai suoi palazzi visti dall’alto (dicono che quella la vista, al tramonto, sia bella da mozzare il fiato). 

La baia della città di Kōbe vista dall'alto: siamo in cima alla collina che ospita il Giardino delle Erbe (Nunobiki Habu-Kōen)

Quello che non era successo all’arrivo in aeroporto, quando la mia mente era altrove e non aveva spazio, né voglia di concentrarsi sul presente e guardarsi intorno, stava piano piano facendosi strada tra i meandri della mia anima, lottando, evidentemente, con forza, per farsi sentire. 

Mi ero già messa a piangere la sera precedente, sul ponte di Ebisu-bashi, in mezzo alle luci di Osaka, e anche lì credo fosse un misto di emozione e dolore. Ogni tanto succedeva. Capii che il viaggio sarebbe stato un po’ tutto così. Che mi avrebbe accompagnata la sensazione di non potermi davvero permettere di provare gioia, o forse, semplicemente, pura gioia non l’avrei potuta provare affatto, perché avevo paura, angoscia, tristezza nel cuore. 

Eppure, piano piano, iniziavo a concedermi: cominciai a soffermarmi sui dettagli, cominciai a permettere ai raggi di sole di entrarmi dentro e riscaldarmi, così come ai colori dei petali, ai suoni della vita attorno a me. Mi fermai un attimo e osservai con attenzione quello che mi circondava: lo guardai, lo ascoltai, lo annusai.

Poi, iniziai la discesa. Sapevo che era disseminata di piccoli giardini tematici (12, per la precisione, secondo la brochure, anche se io ne contai “soltanto” 10). Man mano che scendevo e passeggiavo immersa nel verde, contemplando vari esemplari vegetali, avvertivo il potere delle piante, che su di me hanno sempre un effetto calmante.

A Kōbe, scendendo dal Nunobiki Habu-Kōen: camminare immersa nella vegetazione ha, per me, un effetto calmante

Quando sono immersa in giardini, orti, serre, ho sempre la sensazione che il mondo sia più clemente, che la vita mi strizzi l’occhio; che nulla, in fondo, non sia risolvibile. È solo una sensazione, ovviamente. Però, alla fine della passeggiata, mi resi conto (e tutte le mie passeggiate bucoliche successive lo confermano) di essere arrivata giù molto più serena di come ero scesa dalla cabinovia. 

I giardini del Nunobiki Habu-Kōen sono popolati e coloriti a seconda delle stagioni, e quindi delle fioriture. C’è anche una vasca dove immergere i piedi: questa è un’usanza molto comune in Giappone; ma la vasca del Nunobiki Habu-Kōen è un po’ speciale, “aromatizzata” alle erbe del posto, e dotata, anch’essa, di una vista dall’alto di Kōbe.

Lungo il percorso c’è anche un ristorante dove tutte le pietanze servite sono preparate con le spezie e gli aromi coltivati nei dintorni; inoltre, c’è una bellissima serra traboccante di fiori affascinanti. 

Nunobiki Habu-Kōen è un luogo poetico, arioso, immerso nella quiete. 

A un certo punto, successe qualcosa che non mi aspettavo:

A Kōbe, lungo la discesa del Nunobiki Habu-Kōen, il Giardino delle Erbe

Pensavo di essere ancora troppo a nord e troppo all’inizio della primavera, e che per vedere i sakura al massimo del loro splendore in quella zona del Giappone (il Kansai) avrei dovuto attendere la fine del mio viaggio, quando sarei risalita da Shikōku per visitare Kyōto e Nara.

Tuttavia, scorsi il primo ciliegio in fiore già poco dopo aver iniziato la discesa: i suoi boccioli e fiori già schiusi avevano un’aria ancora molto timida. Sul sentiero, però, ne trovai altri, e il loro segnale era decisamente più chiaro.

L'immagine di un ciliegio carico di sakura che si staglia sul cielo terso di una giornata di marzo a Kōbe, al Giardino delle Erbe (Nunobiki Habu-Kōen)

Eravamo solo all’inizio della fioritura, ma un pezzettino del mio sogno era già diventato realtà.

(Continua…)

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