0 Flares 0 Flares ×

Per il mio primo “contatto” con il Giappone devo ringraziare Will Ferguson: canadese, insegnante di inglese in Giappone, decise, un bel giorno, di percorrere l’intero Paese, da sud a nord (ossia da Capo Sata a Capo Soya) in autostop.

Cosa faceva? Inseguiva il fronte di fioritura dei ciliegi (in giapponese, sakura): a causa della forma molto allungata del Giappone, e quindi della varietà di climi che si possono trovare, nello stesso momento, in regioni diverse dell’arcipelago, i boccioli si schiudono gradualmente, con l’avanzare della primavera: prima a sud, poi a nord.

Ferguson riuscì a completare la sua missione sano, salvo e vincitore: in barba a tutti i pregiudizi che tentavano di dissuaderlo, dimostrò come fosse possibile percorrere in lungo e in largo il Giappone facendo affidamento soltanto sulla disponibilità (in alcuni casi generosità incondizionata) dei suoi abitanti. Tempo dopo, pensò bene di parlarcene, raccontando la sua avventura nel libro Hitching rides with Buddha (in Italia Autostop con Buddha).

Era un’estate di diversi anni fa quando lessi Autostop con Buddha e ne rimasi estasiata. La sagacia della scrittura mi affascinò almeno quanto il suo contenuto: le prime scoperte che facevo sul Giappone. Il fatto che la fioritura dei ciliegi venga monitorata come in Occidente si fa con le previsioni del tempo (sakura zensen), il circuito degli 88 templi in Shikoku, la gentilezza estrema dei giapponesi, i capsule hotel… decisi: “Appena riesco ci vado”.

Inseguendo i sakura – Prologo

Per una volta, la pazienza, virtù che normalmente non mi appartiene, ha collaborato. A novembre dell’anno scorso, in preda quasi alla commozione, comprai un biglietto A/R per le due settimane più accreditate dal ranking di Google come quelle ottimali per la contemplazione dei fiori di ciliegio.

 

Inseguendo i sakura: negli inferni di Beppu, a sud-est del Giappone, sorgenti naturali di acqua bollente fanno da cornice, con il loro vapore, ai ciliegi in fiore in primavera

 

Non avendo abbastanza tempo a disposizione per visitare tutto il Giappone da Nord a Sud, come aveva fatto Ferguson, avevo deciso di concentrarmi sulla prima parte. Volevo inseguire non solo i sakura ma anche le orme di lui, e non avevo voglia di mete troppo mainstream: scelsi di incominciare dal Kyūshū (la più a Sud tra le isole maggiori dell’arcipelago) per poi salire in Shikoku (la più piccola, collocata sopra Kyūshu, a sud-est del Giappone) e infine passare qualche giorno nel Kansai, la zona centrale che comprende Ōsaka, Kōbe, Nara, Kyoto. Metà del percorso, insomma.

Non avrei fatto di più, per questa volta, ma già questo piano, pur sempre ambizioso, mi faceva battere il cuore dall’emozione e dall’impazienza.

I mesi passarono mentre io condividevo la mia attesa, la mia trepidazione con pochissime persone, per scaramanzia (“non è vero ma ci credo…”). Piano piano, il giorno della partenza arrivò.

Ad eccezione di una giornata passata a Tunisi durante una crociera in cui facevo da accompagnatrice a mia nonna, non ero mai stata al di fuori dell’Europa. Il tempo più lungo che avessi mai trascorso su un aereo sarà stato un paio d’ore.

Pensando, come al solito, a quanto sono indietro rispetto ad altre persone che conosco e che hanno fatto e visto molto di più, riuscivo comunque ad apprezzare la magia, l’essenza speciale, per me, di quello che stavo per fare: un’esperienza cui andavo incontro da adulta, ma con occhi e cuore di bambina.

Mi immaginavo il momento in cui avrei posato lo sguardo sul primo oggetto tipicamente giapponese – che fosse un ideogramma su di un’insegna al neon, un piccolo amuleto o una montagna mozzafiato, poco mi sarebbe importato: sarebbe stato quello il momento – già lo sapevo, e per questo il cuore mi batteva – in cui avrei scoperto che il mondo fatato presente fino ad allora solo nei miei pensieri e nei racconti di altri, esisteva davvero, era reale. Mi sarei sentita, appunto, come una bambina che svoltasse un angolo sconosciuto e si ritrovasse nell’ambientazione, scoperta reale, della sua fiaba preferita.

Questo era, per me, il significato del Giappone.

(Continua…)

0 Flares Facebook 0 Twitter 0 Pin It Share 0 Google+ 0 0 Flares ×

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.