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Ho iniziato a pensare che la responsabilizzazione di una persona non abbia come obiettivo principale quello di imparare a fare, una volta adulti, scelte “giuste”, di sapersi comportare secondo valori etici e morali più o meno ufficialmente riconosciuti nella realtà in cui viviamo, al fine di diventare abitanti non troppo molesti per il pianeta che ci ospita e per i nostri simili. Questi sarebbero, per me, piuttosto dei risultati indiretti.

Il processo di crescita di una persona è come un software con diversi pacchetti da installare: ogni pacchetto installato corrisponde a una capacità, ad un’esperienza acquisita, e pacchetto dopo pacchetto si va strutturando la persona che, così, cresce.

Quello che secondo me caratterizza più di ogni altra cosa il processo di maturazione di una persona è la presa di coscienza dell’implicazione di ogni scelta, che è, sempre, anche una rinuncia. Significa comprendere che bisogna saper scegliere consapevolmente per avere la forza di rinunciare al secondario; che scegliere vuol dire assumersi delle responsabilità; che tali responsabilità non devono paralizzare. La forza necessaria a non farsi paralizzare dalla scelta si trova nell’aver definito, a monte, una propria gerarchia di priorità e valori, gerarchia alla quale ispirarsi e dalla quale farsi guidare quando (capiterà sempre) si vacilla. Questo insieme di elementi, intimamente legati l’uno all’altro in una sorta di circolo virtuoso, forma, per me, un processo unico, completo: un pacchetto del software, appunto.

Una persona, nella mia definizione, è adulta quando l’installazione di questo pacchetto è stata completata con successo. In questo pacchetto risiede, per me, uno dei pilastri della maturità di una persona, un tratto fondamentale della sua identità, forse l’essenza stessa dell’essere Persona.

Per come la vedo oggi, insomma, diventare persone adulte e responsabili vuol dire prima di tutto aver acquisito la capacità di discernere cosa va bene per noi, insieme alla forza d’animo per cercare di ottenerlo. Con determinazione, con amore e rispetto di se stessi ma anche degli altri, sempre nei limiti imposti dall’assioma fondamentale: la mia libertà non deve ledere quella dell’altro. Essere adulti vuol dire avere il coraggio di seguire la propria strada, con chiarezza di idee e limpidezza dell’animo, anche a costo di dare, talvolta, una delusione a qualcuno – ben diverso dal lederne la libertà, dal mancarle o mancargli di rispetto.

Per molti “adulti” l’installazione di questo pacchetto è fallita, saltata, persa sbadatamente per strada.

Conosco, purtroppo (le conosco perché io stessa sono stata, in passato, una di queste), diverse persone che, sfinite da una vita trascorsa nel cercare di non dare delusioni a nessuno, ostinate nel fare sempre qualcosa di diverso da ciò che vorrebbero, finiscono, di fatto, per vessare con comportamenti ben più gravi i poveri malcapitati: inaffidabilità, aridità dei sentimenti, incoerenza, accessi d’ira ingiustificati, sbalzi d’umore, incontentabilità, malumore continuo, eccetera eccetera.

Questi comportamenti feriscono, sfiancano, precludono la serenità propria e degli altri e ogni possibilità di costruire alcunché.

Se fossimo stati educati ad ascoltarci, a diventare più indipendenti; se ci sbattessimo un po’ per fare ed essere cosa e chi davvero vorremmo; se fossimo abituati a fare chiarezza nelle nostre teste e nei nostri cuori, a stabilire delle priorità e a vivere di conseguenza, la qualità delle nostre vite sarebbe certamente migliore. Saremmo forse persone che non seguono pedissequamente l’etichetta e magari dicono più spesso no che sì; persone che, ogni tanto, danno qualche delusione a qualcuno… ma persone vere. Adulte, solide, responsabili.

Saremmo, quindi, persone più felici. Noi e chi ci sta accanto, che non è meno importante, e che a mio avviso passa proprio attraverso questa costruzione di un sé più cosciente e più determinato. A qualcuno potrebbe sembrare una contraddizione; per me non lo è.

Evidentemente,

per essere felici, ci vuole un gran coraggio.

Ci vuole coraggio per rinunciare al superfluo in nome di ciò che per noi conta davvero. Per trovare la forza di andare avanti e scegliere una strada da seguire nell’epoca delle infinite possibilità che paralizzano, delle contraddizioni, degli scenari potenzialmente negativi. Ci vuole coraggio per voltare pagina, persino per abbandonare un passato pesante e certamente infelice, in nome di un futuro ignoto, ma probabilmente, con un po’ di fiducia, più roseo.

Il mondo è di chi questo coraggio ce l’ha, il futuro è nelle mani e nel cuore di chi sa scegliere, scegliere di essere felice. Di chi la felicità sa riconoscerla e curarla già quando c’è, non solo rimpiangerla quando non c’è più, o quando si nasconde.

Le persone veramente mature, per me, sono quelle abbastanza coraggiose da essere felici. Perché la felicità, nella stragrande maggioranza dei casi, bisogna sceglierla, sceglierla nonostante tutto.

Ma per scegliere, appunto, ci vuole coraggio.

E il coraggio si conquista tramite la consapevolezza.

Io, ad avere questo coraggio per me stessa, ci sto provando. Insomma, sto provando a diventare adulta. Ogni tanto, dalle crepe di questo scudo, filtra qualcosa che si mette di traverso: un po’ di malinconia, un pensiero triste, un’ombra di solitudine, una ragnatela di pigrizia, di paura; ma il processo, una volta innescato, non fa che consolidarsi, nonostante le falle temporanee, così come si consolida la fiducia in noi stessi. Per questo ne vale così tanto la pena.

Se mai mi venisse voglia di fare dei figli, credo che cercherei di trasmettere loro questo messaggio ogni giorno. Di abituarli ad interrogarsi, a fare bilanci, a mettersi in discussione, coltivando il coraggio necessario a guardarsi dentro e a scegliere, con maturità, senza la paura di rinunciare. Il coraggio di essere felici.

Penso sia un ottimo investimento.

Un momento in cui ho avuto il coraggio di provare ad essere felice, senza sapere se sarebbe durata

 

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