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Il manifesto programmatico è d’obbligo, quando si comincia una nuova attività artistico-filosofico-letteraria degna di questo nome. A costo di insinuare nei miei lettori (?) il dubbio di starmi prendendo un POCHINO troppo sul serio, devo mantenere serena la mia coscienza: via il dente via il dolore! Ecco il manifesto del blog e di me stessa, il

Primo vero post di ALLES TIP TOP !

Scrivere è qualcosa con cui ho sempre avuto un rapporto strano. Almeno da quando ho finito il liceo.

Dai diari al blog passando per Dante e Rodari

Da ragazzina ho avuto diversi diari. Quelli in cui scrivevo dei ragazzi che mi piacevano (e a cui non osavo rivolgere la parola, per lo più); quelli dove lasciavo dichiarazioni d’amore o di guerra per le mie migliori amiche; pagine in cui, almeno una volta, avrò scritto “quando sarò indipendente, io…”. È molto tempo che non ho il coraggio di sfogliare uno di quei quaderni: ormai, mi fanno arrossire come poche altre cose al mondo. A quei tempi scrivevo per registrare quello che mi succedeva, perché immaginavo che un giorno, da adulta, rileggere quelle storielle sarebbe stato prezioso. Per ora, come dicevo, sono ancora nella fase dell’imbarazzo, ma a questo ci credo ancora: un giorno mi ringrazierò per quell’investimento di tempo, per quella cura che avevo di me e della mia evoluzione.

A un certo punto, smisi di tenere il diario. Il perché non me lo ricordo più. Devo aver iniziato a non sentirmi più a mio agio, perché iniziò una fase di blocco, in cui, anche quando avevo voglia di scrivere, temevo di vergognarmi già il giorno dopo di quello che avrei prodotto; a volte mi sforzavo anche, ma poi il giorno successivo mi si accapponava la pelle sul serio.

Tuttavia, scrivere mi mancava.

Verso i 18 anni, scrissi un piccolo poema “dantesco” in terzine e rima incatenata, per festeggiare il primo anniversario con il mio ragazzo di allora. 367 versi di cui sono tutt’oggi molto fiera. Anni dopo, scrissi delle filastrocche, alcuni limerick e una storia per mio nipote. Ero ispirata dalla Grammatica della fantasia di Rodari, nonché da mia nonna, che ogni tanto ne combina davvero delle belle. Poco altro. Diverse lettere d’amore, quelle sì, e molto appassionate.

Fondamentalmente, quello che per molti anni non ho saputo fissare sulla carta erano i miei pensieri, le emozioni. Aprii un blog in una fase particolarmente nera, ma lo chiusi, mesi dopo, perché capii che ci andavo a scrivere a) troppo di rado e b) quando ero sull’orlo del baratro, e il risultato, se possibile, peggiorava la situazione. Quindi, da un certo momento in poi, consideravo chiusa la questione scrittura.

Poi successe che, per tenere traccia delle mie sedute di psicanalisi, cominciai ad appuntare dei resoconti degli scambi con la mia Doc: senza rendermene conto, ripresi confidenza con l’attività di trascrivere i miei pensieri: gli elenchi puntati diventarono prosa; lo scritto sulla pagina aumentava, togliendo spazio al bianco; iniziai anche a scrivere di altro, di quando qualcosa mi scaldava il cuore o mi rattristava; di quando piccoli dettagli mi rendevano grata alla vita. Ogni tanto provavo a scrivere per mettere ordine. E non mi capitava più di provare imbarazzo nel rileggermi. Anzi.

Questo succedeva un paio di anni fa. Rispetto agli anni precedenti, ero più serena ed ottimista, mi trovavo in un momento di maggiore fiducia in me stessa; sentivo che la mia sensibilità era orientata verso qualcosa di positivo, e finalmente quando pensavo alla mia vita, alla mia persona, alle mie giornate, ricominciavo a vedere dei colori. Tutto questo mi dava l’impressione di avere per la prima volta qualcosa da dire, mi faceva venir voglia di condividerlo e pensare che potesse perfino suscitare l’interesse di qualcuno. Ripensai all’eventualità di aprire un altro blog. Che non fosse, stavolta, un invito al suicidio, ma un esperimento.

Piano piano, mi sono decisa. Ed eccomi qua.

Scrivere è un modo per prendersi cura di sé.

Un blog non è solo scrittura. Un blog è fatto di immagini, di riferimenti, di colori, e di persone. È uno strumento di condivisione e, perché no, un mezzo per fissare le cose belle; a volte, è un modo per non sentirsi soli; sicuramente, un pretesto per confrontarsi; nella migliore delle ipotesi, un luogo dove ispirare – e lasciarsi ispirare: una bacheca variegata e, quando gestita con criterio, stimolante.

A me piacciono le parole, e mi piace che siano scelte con cura; amo le immagini, amo i colori. Sono portata ad esternare quello che provo, quindi a condividerlo. Mi piacerebbe fare un esperimento: sapere se quello che mi frulla nella testa interessa a qualcuno e se ne può venir fuori qualcosa di bello.

Ancor di più, mi piacerebbe creare un contenitore in cui riporre tante cose che fanno parte della mia vita; questo contenitore, vorrei che fosse insieme un album di ricordi, un astuccio di pastelli, una scatola in cui uno sconosciuto può pescare e, a seconda della scelta, fare due risate, scoprire qualcosa di nuovo da provare, o riflettere per un po’; mi piacerebbe che fosse genuino, che rispecchiasse le sfumature. E che servisse a tante altre cose. Cose che, per ora, non conosco, e che muoio dalla voglia di scoprire.

Credo che scrivere sia un esercizio importante, un modo alternativo per restare soli con i propri pensieri e ascoltarsi: quindi, un altro modo per prendersi cura di sé. Per via del lavoro che svolgo e della facoltà universitaria che lo ha preceduto, ho perso l’abitudine di fare questo esercizio.

Della scrittura non si parla mai; ormai, anziché dire “ci sentiamo”, tendiamo sempre più al “ci scriviamo”, ma per davvero, di scrivere, non se ne parla. Sento il bisogno di rimettermi in contatto con la scrittura, con i significati che essa ha per me. Inoltre, rimettermi a scrivere ora, farlo in questo modo, creare un’aspettativa, è una sfida. E fa anche un po’ paura.

L’importante è iniziare. Seguire l’istinto e impegnarmi un po’.

(Immagini create con Snappa)

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