Inseguendo i sakura, racconto in differita (molto in differita) del mio viaggio in Giappone, prosegue con un’altra puntata ambientata nella città di Kagoshima, nel sud del Kyūshū. In questa puntata mostro qualche immagine dell’incantevole giardino Sengan-en (nonché dell’onnipresente vulcano Sakurajima) e racconto una delle cene più deliziose che abbia mai gustato.

Inseguendo i sakura: l'inquadratura di una folta chioma fiorata nel giardino del Sengan-En, nella prefettura di Kagoshima

(Inseguendo i sakura inizia qui; il capitolo precedente si trova qui.)

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Inseguendo i sakura VII – Sengan-En e altre esperienze

Mi godetti per la seconda volta nello stesso giorno quel viaggio “lungo le strade di campagna, nelle città di provincia, alle estreme periferie”. La prima metà del percorso in treno da Kagoshima a Kirishimajingū segue la costa est della penisola di Satsuma: da qui si ha una vista suggestiva e prolungata del Sakurajima. L’ho ammirato fino a non poterne più, sia all’andata che al ritorno, ma nel secondo caso lo spettacolo era davvero emozionante: il vulcano fumava.

Inseguendo i sakura: vista del vulcano Sakurajima che fuma dal finestrino del treno che da Kirishimajingu porta a Kagoshima

Tornata a Kagoshima, con una camminata di mezz’ora arrivai a piedi al Sengan-en, tra i più importanti e spettacolari giardini giapponesi. Ripercorrendo a ritroso un tratto della costa, avevo continuato ad osservare, come ipnotizzata, il vulcano che borbottava, stagliato sul cielo azzurro.

Inseguendo i sakura: il vulcano Sakurajima al centro della foto fuma, incorniciato dalle fronde del giardino Senga En, uno dei più suggestivi del Giappone

Inseguendo i sakura: uno degli edifici che compongono il Sengan-En, uno dei giardini più belli di tutto il Giappone, a Kagoshima, nel sud dell'arcipelago

Inseguendo i sakura: dettaglio all'interno del giardino Sengan-En

Fu il clan feudale Shimazu, che governava l’attuale prefettura di Kagoshima, a volere, nel 1658, la costruzione del giardino e della residenza feudale. Il Sengan-en è oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO, non solo in virtù della sua bellezza, ma anche dell’importanza storica del giardino stesso e dell’area circostante: in questa zona del Paese, alla fine del XIX secolo, ebbe avvio, sulla scia della rivoluzione industriale occidentale, un processo simile di industrializzazione. Il Giappone fu l’unico Paese asiatico a replicare il fenomeno occidentale, che venne perciò studiato accuratamente e gettò senza dubbio le basi per l’industrializzazione del Giappone moderno. La storia di come ciò avvenne e quella del clan Shimazu sono raccontate nel museo Shoko Shuseikan.

Inseguendo i sakura: scatto con palme e sole controluce al Sengan-En, giardino giapponese

Inseguendo i sakura: uno scatto del laghetto nel giardino del Sengan-En, a Kagoshima, in cui le fronde della vegetazione si specchiano nell'acqua

Una volta varcato il cancello d’ingresso del Sengan-en, si passeggia per i suoi sentieri accompagnati, per gran parte del percorso, da una bellissima vista sulla baia di Kinko e sul Sakurajima. Dal momento che ero arrivata appena mezz’ora prima della chiusura, ebbi giusto il tempo per una passeggiata rapida all’interno del parco. Ma bastò per rimettermi, ancora una volta, in pace col mondo. Lo confermo: quando sono circondata dal verde, sbocciano dentro di me calma e fiducia. 

Inseguendo i sakura: all'interno del giardino Sengan-En, un laghetto con un ponticello in stile tipicamente giapponese, e una pagoda in legno

Inseguendo i sakura: scorcio del meraviglioso giardino Sengan-En, con alberi, pietre ricoperte di muschio, cespugli, un quadretto perfetto di stile giapponese

Inseguendo i sakura: ancora acuqa, e questa volta delle palme sono ritratte in un altro scatto del giardino Sengan-En, nella città di Kagoshima

Inseguendo i sakura: scatto di un viale bordato di pietre ricoperte di muschio nel giardino del Sengan-En, nella città di Kagoshima

Mentre passeggiavo mangiai, proprio come un’allegra bambina al parco, un gelato lilla al gusto di “patata viola di Okinawa”. Il sapore era buono, ma non saprei dire se sapesse davvero di patata di Okinawa o solo, appunto, di buono. Passeggiai lentamente, godendomi tutto, e scattai moltissime foto alle delizie del giardino: baobab, laghi, romantici ponticelli, aceri, camelie, sakura… 

Inseguendo i sakura: una coppia di giapponesi sono fotografati di spalle mentre passeggiano per i viali del giardino Sengan-En, a Kagoshima

Inseguendo i sakura: inquadratura di una scalinata interna al giardino del Sengan-En, nella città di Kagoshima

Inseguendo i sakura: un curioso albero "imbrigliato" nel giardino del Sengan En, a Kagoshima

Inseguendo i sakura: due alberi alla fine di una piccola salita schermano alla vista una pagoda in legno, nel giardino Sengan-En in stile pienamente Giapponese

 

Inseguendo i sakura: albero multicolore bordano il giardino del Sengan-En e sono ritratti in tutto il loro colore in questo scatto

Inseguendo i Sakura: uno scatto con alberi sullo sfondo scattato al giardino del Sengan-En, nella prefettura di Kagoshima

Scambiai due chiacchiere con una coppia francese che continuavo ad incontrare ad ogni svolta, e facemmo quattro passi insieme. Poco dopo, da un altoparlante fummo tutti invitati a lasciare il giardino, che stava chiudendo. Mi ricordai di come, prima di partire, avessi immaginato di incontrare più occidentali durante il mio viaggio in Giappone ma, fino ad allora, quella coppia era stata il mio primo incontro. Diversa sarebbe stata la situazione nella zona centrale del Paese (il Kansai, dove si trovano città importanti come Kyoto, Osaka, Kōbe): qui, essendoci una percentuale molto elevata di turisti, anche gli occidentali (e gli italiani!) si incontrano a frotte, ma, nel sud del Paese, ce n’erano in giro pochissimi. 

Inseguendo i sakura: un altro scatto dell'albero imbrigliato nel giardino del Sengan-En, al tramonto

Uscita dal Sengan-En, presi un taxi verso la stazione di Kagoshima-chūō ed ebbi conferma di quando avevo letto da Patrick Colgan: quando c’è traffico e si tarda ad arrivare a destinazione, i tassisti giapponesi fermano il tassametro per non farti spendere troppo. Scoprii anche che in Giappone i taxi sono “arredati” in un modo tutto speciale: i sedili sono rivestiti di tappezzeria di cotone bianchissimo e ornati di merletti, i poggiatesta rivestiti di trina, e i tassisti, in divisa e guanti immacolati, riveriscono i clienti in tutti i modi, persino aprendo e chiudendo loro la portiera dell’auto. Insomma, il servizio vale la spesa fino all’ultimo centesimo, così come la squisitezza, i sorrisi e la gentilezza del conducente.

Feci un giro in uno dei negozi all’interno della stazione e mi trovai per la prima volta in quella che sarebbe stata una situazione ricorrente durante il mio soggiorno : la commessa che mi sorrideva e, indicando i miei occhi grandi e sgranando i suoi, diceva “You’re very cuuuuute!”. Avevo naturalmente sentito parlare dell’invidia degli occhi occidentali, ma non mi aspettavo tutti i complimenti che ricevetti, sempre da donne, anche nei giorni seguenti. Poi, andai a sedermi e a scrivere qualche riga in quello che sembrava uno Starbucks dei poveri, dove il caffè era bery hotto (very hot).

Inseguendo i sakura: il vulcano Sakurajima inquadrato da uno specchio stradale sulla strada che percorro a piedi e che mi porta al giardino Sengan-En, a Kagoshima
Sempre opportuno mostrare a intervalli regolari una foto del Sakurajima, che non ci ha per niente stancati…

Quella sera andai a cena nel ristorante di cucina tipica Ajimori, dove avrei provato un piatto sconosciuto e, ovviamente, delizioso (c’è qualcosa che abbia mangiato in Giappone e che non lo fosse?): lo shabu shabu. Scambiai quattro chiacchiere col signore che era alla “reception” del ristorante, che fu molto espansivo e sorridente e mi fece molte domande a proposito del mio viaggio e della mia vita in Italia; poi, fui da lui condotta in una sala delimitata da shōji. Alle pareti, un cartello chiedeva di evitare l’uso del telefono, anche se, notai, la coppia al tavolo di fianco al mio pareva ignorarlo. Io rubai un paio di scatti per il gruppo di famiglia ma, per il resto, tenni il mio riposto nello zaino, e invece, nell’attesa del cibo, continuai a scrivere il mio diario di viaggio. Quando il piatto che avevo ordinato arrivò, la cameriera fece un ripasso veloce delle “regole” per gustarlo al meglio (regole che avevo già studiato nel menu) e mi fece una rapida dimostrazione pratica.

Inseguendo i sakura: scatto del tavolo del ristorante Ajimori, nel momento del dolce. Siamo nella città di Kagoshima

Shabu shabu è una specie di fonduta di carne di manzo, in cui il manzo è tagliato talmente sottile da assomigliare a un affettato: le fette di carne si fanno cuocere in un brodo molto saporito che viene tenuto caldo da una fiamma; una volta cotta, la carne va intinta nell’uovo crudo prima di essere gustata: un’idea che all’inizio non mi convinceva. Il primo boccone, però, mi smentì: la carne così preparata aveva un sapore morbido, vellutato, delicato, e ogni boccone faceva venir voglia di un altro. Realizzai, allora, che il manzo di Kōbe non era un’eccezione: è il manzo di tutto il Giappone, o perlomeno il manzo del Kyūshu, ad essere speciale. Non mi sarei mai immaginata di mangiare della carne con tanto entusiasmo.

Non ci misi molto a finire tutte le fette di manzo che avevo nel piatto. Ero quindi autorizzata a mangiare le verdure: mi domandavo come mai ci fosse un ordine così rigoroso (prima tutta la carne, poi tutte le verdure e, solo alla fine, gli udon*), ma capii seguendolo, via via che mangiavo: ogni componente aggiungeva un sapore al brodo, arricchendo il gusto del successivo. Quando, alla fine, mangiai gli udon, sentivo chiaramente il sapore della carne e quello delle verdure che avevo appena finito, amalgamati eppure ancora chiaramente distinguibili; mi colpì in particolare il gusto dei funghi, completamente diverso da quello a cui sono abituata: era intenso, molto aromatico e, sottinteso, paradisiaco.

Accompagnai la cena con la mitica birra Sapporo (la birra Giapponese è un prodotto molto rinomato, e la Sapporo una tra le marche più note) e, alla fine del pasto, mi fu servito del tè accompagnato da un piccolo dolce al gusto di tè matcha: iniziavo ad abituarmi al sapore amarognolo del tè giapponese, anzi: iniziavo ad amarlo.

Inseguendo i sakura: questa foto ritrae la birra Sapporo e il dolce al tè matcha che ho mangiato nel ristorante Ajimori a Kagoshima

Quella cena nutrì, come quasi sempre accadde in Giappone, sia il mio corpo che il mio spirito. Una volta finito, alla cassa, scambiai qualche altra parola col “portinaio” e poi tornai in hotel dove, con le immagini del Sengan-En a rincuorarmi, mi preparai per un altra visita all’onsen e per il sonno che ne sarebbe seguito.

Inseguendo i sakura: lo scatto ad un dettaglio nel giardino del Sengan-En, nella prefettura di Kagoshima

(Continua…)

*Udon: tagliolini di grano tenero tipici della cucina giapponese, simili ai soba, che però sono impastati con grano saraceno. 

P.S.: In questi giorni ho scoperto un blog ben fatto che parla di Giappone ed è scritto da una ragazza italiana che vive e lavora a Tokyo. Dateci un’occhiata, è delizioso. Lo aggiungo anche al mio blogroll

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