Ancora un po’ stordita dalla bellezza e dai colori che ad Udo Jingū mi avevano stregata, feci una sosta intermedia prima del rientro a Miyazaki: la città di Aoshima, nel Kyūshū, mi avrebbe deliziata col suo coloratissimo giardino botanico e, su un’isoletta tropicale a 100 metri da lì, con il santuario shintoista Aoshima-jinja. Racconto tutto, anche attraverso fotografie scattate quel giorno, in un nuovo capitolo di Inseguendo i sakura, che parla del mio viaggio in Giappone di qualche tempo fa – lo fa piano, e molto in ritardo, ma arriverà sicuramente lontano, ovvero alla fine del viaggio.

Inseguendo i sakura è iniziato da qui e, con la scorsa puntata, è arrivato qui.

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Come se la magia trovata ad Udo Jingū non mi fosse bastata (del resto di magia, nella vita, non ce n’è mai troppa), quella giornata speciale del mio peregrinare in Giappone aveva ancora in serbo per me molti colori da osservare e nuove gemme da cui lasciarmi sorprendere.

Inseguendo i sakura: strane creature di terracotta nel giardino botanico subtropicale di Aoshima, nel Kyūshū
Strane creature di terracotta nel giardino botanico subtropicale di Aoshima

Dopo aver ripreso, dal santuario di Udo Jingū, il bus costiero nella direzione opposta, mi fermai ad Aoshima, città sulla costa est del Kyūshū, affacciata sull’Oceano, a circa un’ora di distanza da Miyazaki.

Inseguendo i sakura XI – Aoshima: spiritualità e natura sul Pacifico

Avevo letto che Aoshima ha un giardino botanico, e non volevo assolutamente perdermelo. L’autista dell’autobus fu così gentile non solo da evitarmi di scendere ad una fermata nel mezzo del nulla, che secondo me era quella giusta, ma anche da segnalarmi la direzione una volta scesa, e salutarmi con la mano e con un sorriso dolcissimo prima di proseguire.

(È stato bello percorrere una parte del Kyūshū in autobus, in particolare quel tratto di “litoranea”: trovo che i mezzi più lenti, così come i luoghi più sperduti, insieme alle persone che li popolano, trasmettano sempre un’idea più reale, autentica del posto in cui ci si trova).

Prima di arrivare al giardino botanico, mi sedetti per un po’ sui gradoni del “lungomare”, ad osservare il mare, le persone che passeggiavano e i bambini che giocavano a riva – facevo ancora fatica a credere di trovarmi a un passo dall’Oceano Pacifico… per questo ebbi bisogno di mettervi letteralmente i piedi a mollo.

Inseguendo i sakura: ad Aoshima, i miei piedi nella schiuma della riva dell'oceano Pacifico

Inseguendo i sakura: una ragazza passeggia sulla spiaggia di Aoshima, nel Kyūshū, in prossimità della riva dell'Oceano Pacifico

Inseguendo i sakura: gente che passeggia a riva davanti all'Oceano Pacifico, nella città di Aoshima

Inseguendo i sakura: la riva dell'oceano Pacifico osservata da Aoshima, città sulla costa est del Kyūshū, nella prefettura di Miyazaki

Tirava moltissimo vento; ciononostante, in quel luogo regnava la pace.

Dopo un po’, proseguii. Il giardino botanico in questione si trova sulla riva dell’oceano, che fa costantemente da sfondo tra i tronchi delle altissime palme. Qui, sono ospitate piante subtropicali, coloratissime. Il giardino è curato con dovizia da una squadra di giardinieri zelanti che ho anche visto all’opera, ha una grande serra e una caffetteria molto accogliente.

Inseguendo i sakura: le altissime palme del giardino botanico di Aoshima, a Sud di Mizayaki, sulla costa Est del Kyūshū

Inseguendo i sakura: il giardino botanico subtropicale di Aoshima, nel profondo sud del Giappone

Inseguendo i sakura: i fiori coloratissimi nel giardino botanico subtropicale della città di Aoshima, nel Kyūshu

Un bambino giapponese gioca tra gli alberi di palma nel giardino botanico subtropicale di Aoshima , in Kyūshū (Giappone)

Inseguendo i sakura: fiori coloratissimi nel giardino botanico subtropicale di Aoshima

Inseguendo i sakura: fiori coloratissimi nel giardino botanico subtropicale di Aoshima, in Kyūshū, nel Sud del Giappone

Inseguendo i sakura: la serra del giardino botanico subtropicale di Aoshima

Inseguendo i sakura: il tè servitomi nella caffetteria del giardino botanico di Aoshima
Pausa…

Mi faceva stare bene passeggiare tra le aiuole e osservare i dettagli delle piante e gli scorci nella vegetazione, respirando il profumo dell’Oceano; e dopo una pausa e un tè in caffetteria, mi addentrai di nuovo nel giardino e uscii dalla parte opposta, per imboccare il ponte di un centinaio di metri che collega l’isola di Aoshima con la città sulla “terraferma” – se di terraferma, in Giappone, si può mai veramente parlare.

Inseguendo i sakura: l'isolotto tropicale di Aoshima fotografato in lontananza dal giardino botanico della città di Aoshima, nel Kyūshū

Inseguendo i sakura: il pontile che collega la città di Aoshima all'isoletta del santuario, a 100 m dalla città

Inseguendo i sakura: la foto ritrae il Lavatoio del diavolo (formazioni rocciose affioranti sull'acqua) come di vede dal ponte che collega la città all'isoletta di Aoshima
Il Lavatoio del diavolo (Oni-no-sentaku) fotografato dal pontile che collega la città all’isolotto tropicale di Aoshima

Fui abbastanza fortunata da trovarmi lì in un momento di bassa marea, quando il cosiddetto Lavatoio del diavolo (Oni-no-Sentaku) era perfettamente visibile, e sbalorditivo.

Si tratta di un gruppo di formazioni rocciose naturali che si sviluppano in parallelo alla costa. Sono visibili particolarmente bene lungo le rive dell’oceano in questa zona del Kyūshū, nella prefettura di Miyazaki. Avevo osservato sorpresa, senza capire, queste specie di mini-catene montuose, dai finestrini dell’autobus verso Udo Jingū; poi mi ricordai che Will Ferguson ne aveva parlato nel suo Autostop con Buddha, il libro che aveva fatto sbocciare dentro di me il germoglio del giapponismo (per arrivare a Udo Jingū, effettivamente, avevo percorso esattamente lo stesso tratto di strada). Osservare il Lavatoio da vicino e camminarci sopra fu ancora più emozionante, mentre mi avvicinavo al santuario.

Inseguendo i sakura: il Lavatoio del diavolo (Oni no sentaku) osservato dall'isoletta tropicale di Aoshima

Subito dopo il ponte, all’approdo sull’isola, un gigantesco torii scarlatto si staglia, annunciando la presenza del santuario shintoista Aoshima Jinja, che però rimane fino all’ultimo nascosto alla vista, immerso nel cuore dell’isolotto di foresta pluviale. Il torii invece si può ammirare in lontananza già dal giardino botanico, e lo si può seguire avvicinarsi a mano a mano che si percorre il pontile sul mare.

Inseguendo i sakura: il torii di accesso al santuario di Aoshima Jinja, sull'isoletta omonima, alla fine del ponte che la collega all'omonima città

Inseguendo i sakura: un nonno con il suo nipotino cammina lungo il Lavatoio del diavolo, dopo aver varcato il torii di accesso all'area del santuario di Aoshima Jinja, in Kyūshū

Inseguendo i sakura: il Lavatoio del diavolo (Oni no sentaku) fotografato dal torii scarlatto di accesso all'Aoshima Jinja, nella prefettura di Miyazaki, costa est del Kyūshū

Poco più avanti, all’interno della foresta, protetti come in uno scrigno, sorgono tanti piccoli edifici sacri, a formare il complesso di Aoshima Jinja, dove vengono celebrati molti matrimoni shintoisti, perché è dedicato alla prosperità dei matrimoni e alla buona riuscita dei parti, e in generale frequentato da chi cerca fortuna in amore.

Inseguendo i sakura: fedeli in visita all'interno di Aoshima Jinja

Inseguendo i sakura: nella foresta dell'isolotto di Aoshima, all'interno del santuario shintoista

Inseguendo i sakura: particolare della galleria di accesso al cuore del santuario Aoshima Jinja

Aoshima Jinja è animato dal frusciare e dai colori di palme rigogliose e moltissime altre piante tropicali, così come pure dalla compagnia di numerose creature sacre, tra cui i draghi che ornano il santuario, e i komainu che lo proteggono dagli spiriti maligni.

Inseguendo i sakura: un komainu (fotografato da dietro) protegge il santuario Aoshima Jinja dagli spiriti maligni
Un komaninu all’ingresso del santuario

All’interno di Aoshima Jinja regna un’atmosfera particolare, come sospesa a metà tra sogno e realtà, tra misticismo e natura autentica, selvaggia e incontaminata, e mescolandosi ai tanti visitatori ci si gode un’allegria pacata, calda e come attutita, protetta dalla coltre di vegetazione e dallo sciabordare dell’Oceano tutt’intorno.

Cercai di fissare il più possibile di quel giorno nella mia memoria.

Inseguendo i sakura: doni offerti dai fedeli al santuario Aoshima Jinja, sull'isolett atropicale di Aoshima, sulla costa est del Kyūshū, in Giappone

Inseguendo i sakura: una ragazza lascia un dono al sanutario shitnoista Aoshima Jinja, per propiziarsi la prosperità del suo matrimonio e del suo amore
Una ragazza lascia un dono al santuario, per assicurarsi la prosperità della propria vita amorosa e familiare. Ai braccialetti colorati sono appese monete da 5 yen.

Inseguendo i sakura: una lanterna che precede il santuario shintoista di Aoshima Jinja è fotografata con sfondo di oceano e Lavatoio del diavolo (Oni no sentaku), sulla costa est del Kyūshū, nella prefettura di Miyazaki

Insueduendo i sakura: nonno e nipote vicino al Lavatoio del diavolo sull'isola di Aoshima

Inseguendo i sakura: una motocicletta parcheggiata vista Lavatoio del Diavolo sull'isoletta di Aoshima, nel Kyūshū

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Dopo essere ritornata in città, grata ed appagata da quella giornata miracolosa, la conclusione perfetta fu di riuscire finalmente ad assaggiare il mitico pollo nanban nello stesso ristorante della sera prima. Quello che non riuscii a fare, con la nuova cameriera, fu ordinare un piatto di insalata verde per risciacquare il palato (e la coscienza) dopo la frittura… ma dopo tutta quella perfezione, non potevo davvero lamentarmi.

Inseguendo i sakura: finalmente il pollo nanban a Miyazaki

Al netto della bruttezza delle vie-brutte-di-Miyazaki (ne ho parlato all’inizio della scorsa puntata), quella prefettura mi aveva trafitto il cuore con i luoghi magnifici in cui ero stata; a malincuore, ma anche con la consueta curiosità, il giorno dopo la avrei dovuta salutare per spostarmi verso Nord…

(Continua…)

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